“La fiaba ha un tipo di svolgimento che si conforma al modo in cui un bambino pensa e percepisce il mondo; per questo la fiaba è più convincente per lui. Egli può trarre molto più conforto da una fiaba che non da una manovra consolatoria basata su un ragionamento e su punti di vista adulti. Un bambino si fida di quanto è detto dalla fiaba, perché la visione del mondo della fiaba concorda con la sua”. Bruno Bettelheim¹
Non voglio tornare su argomenti molto dibattuti, tipo la questione di genere legare alle fiabe e alle favole. Sto rileggendo i libri che io ritengo fondamentali di autori importanti per l’età evolutiva, uno di questi libri tratta proprio dell’importanza delle fiabe per la crescita interiore del bambino e della bambina. Tralasciando tutte le interpretazioni psicanalitiche (peraltro molto interessanti e importanti) mi fermo unicamente sul mondo così come un bambino lo vede. I bambini vivono nel presente, durante la loro crescita vivono un’immensità di conflitti interiori dati dal rapporto con i pari, dalla relazione con il mondo adulto vissuto spesso come ingiustizia (perché non posso fare come mamma? Perché non mi lasciare fare questo o quello?). Le tempeste interiori riguardano anche grandi domande sul perché esiste il mondo, che cosa succede quando non sono con i miei genitori, cosa diventerò. Sono tutte questioni che non riescono ad avere parole per essere espresse ma le fiabe, quelle popolari, aiutano a dare risposte. Il mondo magico infantile deve essere rispettato e le fiabe hanno la capacità di aiutare ad elaborare le paure, a dare indicazioni su cosa è giusto o meno fare, aiutano la formazione del pensiero morale. Purtroppo, negli ultimi decenni, più per ignoranza che altro, si è optato più per nuove modalità di letteratura per l’infanzia, tentando di togliere la fiaba popolare in quanto considerata dal mondo adulto orrorifica o tragica. Si sono però aperte le porte ai media, dove il mondo viene raccontato in modo feroce, assassino e i bambini non hanno avuto la possibilità di rispondersi interiormente di fronte alle cose difficili che hanno incontrato. La fiaba fa proprio questo, aiuta a darsi risposte, ma sono risposte adeguate al modo di pensare infantile, connaturato al suo pensiero magico e alla sua età. I bambini e le bambine non conoscono molte cose, come è ovvio e la fantasia fa la sua parte cercando di dare risposte “magiche” a tante inquietudini.
Riporto ancora Bettelheim: “La fantasia calma le enormi lacune della conoscenza di un bambino che sono dovute all’immaturità del suo pensiero e alla sua mancanza di adeguata informazione” (pag. 77)
Suggerisco spesso ai genitori di riprendere le vecchie fiabe popolari, la scoperta che ne deriva è che i bambini chiedono di leggere molte e molte volte la stessa fiaba poi ad un tratto non la richiedono più, come avessero esaurito la fonte e preso ciò che serviva loro. In effetti è proprio così, una volta acquisito ciò che era utile, i bambini abbandonano quella fiaba e passano ad altro.
Gli animalisti si sono tanto arrabbiati per lo stigma legato al povero lupo di Cappuccetto Rosso, ma non togliamo quella fiaba per favore, è importantissima per fare i conti con il pericolo, con il bene e il male, con la possibilità di superare le prove attraverso il coraggio. Lo stesso vale per Hansel e Gretel, dove emerge il rapporto con i genitori, le difficoltà della vita, le tentazioni e poi la capacità di risolvere attraverso azioni concrete la minaccia. Potremmo citarle tutte, da Grimm a Perrault, da Andersen a Collodi.
Ai genitori che temono di choccare o traumatizzare i figli con la lettura delle fiabe, restituisco un passaggio da “Il mondo incantato”: “Il bambino che ha familiarità con le fiabe comprende che esse gli parlano nel linguaggio dei simboli e non in quello della realtà di tutti i giorni”. (pag. 78)
Meno smartphone, meno tablet, meno letture “educative” e più fiabe, lette assieme a mamma e papà, rilette più e più volte per aiutare i piccoli a fare i conti con sé stessi, sono importanti e quando diranno che hanno paura della strega di Biancaneve, si rilegge la storia e si sottolinea il finale.
Senza la paura di dare educazioni sbagliate per il principe che arriva. È un simbolo e la fiaba non ha alcun interesse a far diventare ogni bambina una perfetta sposa e moglie. Anzi, siamo molto lontani da questo, a meno che si voglia cadere nelle sgrinfie di Disney con tutti i gadget collegati alle varie Frozen e company.
Ai genitori ma anche agli operatori farà bene leggersi “Il mondo incantato”, aiuta a comprendere il valore da un lato del pensiero magico infantile e dall’altro delle fiabe popolari più importanti.
(¹) Bruno Bettelheiim, Il mondo incantato, RCS 2011 – (1ª edizione Feltrinelli 1977), pag. 57.